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Gli interni più costosi al mondo? Sono in mare.

Lo yacht Guilty del collezionista greco Dakis Joannou, con livrea firmata da Jeff Koons, è una scultura navigante. Geometrie pop, colori vibranti e un design provocatorio trasformano questa imbarcazione in una dichiarazione d’arte sul mare.
Lo yacht Guilty del collezionista greco Dakis Joannou, con livrea firmata da Jeff Koons, è una scultura navigante. Geometrie pop, colori vibranti e un design provocatorio trasformano questa imbarcazione in una dichiarazione d’arte sul mare.

Ci sono luoghi che non si possono raggiungere con un indirizzo. Luoghi che si muovono, che respirano, che cambiano colore con il sole. Spazi dove il tempo scorre lento, e la luce diventa materia. È lì che oggi vive il vero lusso: non tra le pareti di un hotel, ma tra le onde del mare.

Negli ultimi mesi, il mondo dello yachting ha trovato due nuovi palcoscenici naturali, Istanbul e Doha dove architettura, design e desiderio si sono incontrati per ridefinire l’idea stessa di bellezza.


Istanbul, dove il mare parla la lingua dell’arte


Il tramonto sul Bosforo colora il mare di Istanbul mentre un traghetto attraversa le acque dorate. Sullo sfondo, le cupole e i minareti disegnano l’orizzonte di una città dove il mare parla la lingua dell’arte e della storia.
Il tramonto sul Bosforo colora il mare di Istanbul mentre un traghetto attraversa le acque dorate. Sullo sfondo, le cupole e i minareti disegnano l’orizzonte di una città dove il mare parla la lingua dell’arte e della storia.

A Istanbul, il mare sa di rame, caffè tostato e vento.

La luce del Bosforo si riflette sui tetti, le chiamate dei muezzin si intrecciano con il rumore sommesso dei cantieri, e l’aria profuma di legno, sale e vernice fresca.

In quei giorni d’autunno, dal 25 ottobre al 2 novembre 2025, la città sembrava un’orchestra in movimento. Il Bosphorus Boat Show, all’Ataköy Marina, è diventato il punto in cui il mare incontra l’architettura, dove il lusso non si mostra ma si insinua, tra riflessi e silenzi.

Più di 300 imbarcazioni provenienti da venti Paesi: scafi come sculture, interni che somigliano a residenze. Sunreef Yachts ha presentato il nuovo 60 Sunreef Power, un catamarano che reinterpreta il concetto di spazio domestico; Sirena Yachts, con i modelli 48 e 68, ha rinnovato la collaborazione con Cor D. Rover, maestro di equilibri geometrici e proporzioni umane.

Gli interni parlano un linguaggio sensuale e sobrio allo stesso tempo: legni satinati, superfici morbide al tatto, luci naturali che filtrano attraverso vetrate ampie quanto il cielo.

Ogni dettaglio, ogni cucitura, sembra pensato per accompagnare il movimento del mare.

Fotografare questi ambienti significa saper aspettare: attendere che la luce si posi, che l’acqua si calmi, che il riflesso si faccia racconto.

È un esercizio di pazienza e sensibilità, come catturare un respiro.


Doha, dove il deserto incontra il mare


Il porto di Doha al tramonto, tra luci d’ambra e riflessi sul mare. Qui, durante il Qatar Boat Show, il design incontra il deserto e il lusso assume la forma fluida dello yachting contemporaneo.
Il porto di Doha al tramonto, tra luci d’ambra e riflessi sul mare. Qui, durante il Qatar Boat Show, il design incontra il deserto e il lusso assume la forma fluida dello yachting contemporaneo.

A Doha, l’aria sa di sabbia calda e legno di oud. La sera, le luci dei grattacieli si riflettono sul mare come mosaici d’ambra, e il vento del deserto porta con sé un odore dolce di spezie e benzina lucida.

Nel porto antico, ristrutturato e rinato come quartiere culturale, l’Old Doha Port ospita ogni anno il Qatar Boat Show, un evento che non parla solo di lusso, ma di design e identità.

Qui il mare è radice e futuro insieme, un ponte tra la memoria dei pescatori di perle e la visione contemporanea del design.

Tra i 505 brand internazionali e i 65 yacht esposti, un nome ha catturato tutti gli sguardi: Benetti.

Con il suo B.Now 52M, disegnato dallo studio londinese RWD (Redman Whiteley Dixon), il cantiere italiano ha ridefinito cosa significa “vivere il mare”.

La suite padronale da 110 metri quadrati non è più una cabina: è un appartamento che galleggia.

Le superfici sono chiare e materiche, le finestre diventano pareti di luce. Tutto è proporzionato, silenzioso, impeccabile. Non c’è ostentazione: solo una calma quasi spirituale.

Benetti costruisce atmosfere, non barche. E nel silenzio levigato di questi interni, la fotografia trova la sua essenza più pura: raccontare la luce come fosse un’emozione.


I designer che abitano il mare


Il vero protagonismo, oggi, è dei designer.

Achille Salvagni, con le sue geometrie fluide e le superfici che sembrano respirare.

Piero Lissoni, che ha portato nel mondo Sanlorenzo la poesia della sottrazione.

Patricia Urquiola, che gioca con curve e colori per creare spazi che accarezzano.

Zaniz Jakubowski, mente dietro al monumentale Luminosity di Benetti, dove il sole è il primo materiale di progetto. Il loro lavoro non si limita all’arredo: è filosofia, armonia, luce.

Ogni yacht è un microcosmo dove arte, funzionalità e narrazione si fondono in equilibrio.

Un equilibrio che la fotografia, quella che sa osservare e aspettare, ha il compito di rivelare.



Curiosità: quando l’arte naviga


Come scrive Boat International, “i superyacht sono essi stessi opere d’arte, ma spesso le collezioni che ospitano a bordo valgono più delle barche stesse.”

Una frase che non è un’iperbole, ma una realtà: il mare è diventato galleria, e le onde custodiscono collezioni che potrebbero rivaleggiare con quelle di un museo.


Sul Guilty, l’inconfondibile yacht del collezionista greco Dakis Joannou, il colore è già arte prima ancora di salire a bordo.

La livrea esterna, firmata da Jeff Koons, è un’esplosione di geometrie pop, un inno alla libertà e al contrasto. Dentro, l’ambiente è un dialogo continuo tra design e provocazione, dove l’arte non decora ma racconta il carattere del proprietario.

Pochi anni fa, il nome di George Embiricos, magnate e collezionista marittimo, tornò alla ribalta per una storia che sembra uscita da un romanzo.

A bordo del suo yacht Astarte II, conservava parte della sua collezione privata, tra cui “I giocatori di carte” di Cézanne, poi venduto per una cifra stimata tra i 250 e i 320 milioni di dollari.

I giocatori di carte di Paul Cézanne, capolavoro impressionista e una delle opere più costose al mondo, appartenne al magnate George Embiricos. Simbolo di un collezionismo raffinato che, tra mare e arte, ha trovato spazio anche a bordo di yacht leggendari.
I giocatori di carte di Paul Cézanne, capolavoro impressionista e una delle opere più costose al mondo, appartenne al magnate George Embiricos. Simbolo di un collezionismo raffinato che, tra mare e arte, ha trovato spazio anche a bordo di yacht leggendari.

Un quadro che forse non ha mai conosciuto la quiete delle onde, ma che simboleggia il legame tra mare e collezionismo d’élite.

E poi c’è il mistero del “Salvator Mundi”, l’opera attribuita a Leonardo da Vinci, che secondo diversi articoli sarebbe stata acquistata da un principe saudita e custodita a bordo di un superyacht.

Non si sa se sia vero o leggenda, ma l’idea stessa di un Leonardo che viaggia per il mondo, avvolto nel profumo del mare e del legno lucidato, è sufficiente per capire quanto sottile sia oggi il confine tra arte e potere.

Altri preferiscono linguaggi più contemporanei: quadri di Basquiat, sculture di Anish Kapoor, installazioni luminose di Olafur Eliasson. Tutti ospitati in spazi progettati non per esporre, ma per convivere. Opere che si muovono, che respirano, che cambiano colore con il sole, proprio come le imbarcazioni che le ospitano.


Non mancano le sfide: conservare opere di questo valore su una nave è un’arte nell’arte.

Come racconta The Guardian, i collezionisti temono più i tappi di champagne volanti che le tempeste.

Così nascono cabine climatizzate invisibili, sensori di umidità integrati nei pannelli e sistemi di stabilizzazione studiati per non far oscillare nemmeno una cornice.

In fondo, è tutto un gioco di equilibrio. Tra arte e ingegneria, tra bellezza e controllo, tra il bisogno di possedere e quello di lasciarsi stupire.


Fotografare ciò che si muove


Fotografare l’interno di uno yacht significa raccontare un organismo vivo.

Nulla resta immobile: la luce scivola sull’acqua, le superfici cambiano tono, i riflessi respirano.

Ogni scatto è una conversazione silenziosa con lo spazio, un dialogo tra tempo e materia.

Non si fotografa per mostrare, ma per far percepire. Il legno restituisce calore, l’acciaio riflette precisione, la luce modella i volumi e trasforma il silenzio in emozione.

Chi guarda una fotografia riuscita non vede solo un ambiente, ma ne intuisce la calma, l’armonia e la bellezza sospesa. Questo è lo spirito che guida ogni progetto di fotografia di yacht di lusso. Ogni immagine deve far sentire il mare anche a chi non lo sta vivendo, raccontare la forma del movimento e la quiete del design. Quando la luce trova il suo equilibrio tutto diventa chiaro: materia, spazio e respiro si fondono in un solo istante. È lì che nasce la fotografia capace di emozionare, quella che non si limita a documentare ma trasforma l’osservatore in viaggiatore.

E se anche il tuo spazio merita di essere raccontato con la stessa cura, puoi contattarmi qui.

Ogni progetto è un viaggio, e ogni viaggio una storia di luce che aspetta solo di essere narrata.


Oltre il mare


Forse è proprio questo il segreto: alcuni luoghi non si possono possedere, si possono solo attraversare. Ogni spazio è un equilibrio di luce e silenzio, di architettura che respira e materia che racconta. Fotografarli non significa catturare un’immagine, ma rallentare il tempo, farlo coincidere con un respiro, con l’istante in cui il mare e il design si guardano e si riconoscono.

E forse il lusso vero è tutto qui: nel modo in cui la luce cambia colore su una superficie, nel suono discreto dell’acqua contro lo scafo, in quella calma che non chiede attenzione ma la ottiene.


Ci sono luoghi che non si possono raggiungere con un indirizzo, a volte basta seguirne il riflesso.

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